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Pechino: la grande Muraglia un serpente di pietra lungo 8 mila chilometri

L’autobus parte da Pechino e percorre un centinaio di chilometri in direzione Nord. Ma già a metà strada, guardando verso le montagne si inizia a intravedere la «Grande Muraglia». E più si avvicina, più le dimensioni appaiono nella loro immensità. Un’emozione incontenibile. Arrivati alla ciclopica porta d’ingresso è impossibile contenere i «wow» di sorpresa. Tutto ebbe inizio nel III Sec A.c con la paura dell’imperatore Qin Shi Huang per le invasione dei “feroci” mongoli. E’ lo stesso dell’esercito di terracotta di Xi’an. Fu lui a dare il via alle prime fortificazioni con mura alte fino a 20 metri e large 10. Gli storici raccontano che per costruirla morirono almeno 1 milione di cinesi. Uno solo l’obiettivo: «mettere una sull’altra pietre da tonnellate, per erigere una barriera impenetrabile».

Ma i nemici avevano scoperto un trucco semplice per entrare. Aggirarle passando dai confini più a ovest. Così nei secoli gli imperatori hanno allungato le barriere. Prima centinaia, poi migliaia di chilometri. Le ultime misurazioni parlano di una lunghezza superiore a 8 mila. Un serpentone gigantesco che si perde a vista d’occhio. Valica montagne e pianure arriva fino al deserto dei Gobi. Con bastioni di avvistamento e strettoie di controllo per bloccare i nemici. Per il visitatore è un sali scendi infinito di gradini e gradoni di pietra che spaccano le gambe. Ecco perché la visita va presa con calma, l’obiettivo può essere di percorrere la sommità della Grande Muraglia per un paio di chilometri. Ricordando che poi vanno rifatti all’indietro.

La Città Proibita: rifugio dell’Ultimo Imperatore
Non si può fare un viaggio a Pechino, un’area urbana grande come il Veneto e con 20 milioni di abitanti, senza dedicare un giorno alla visita della Città Proibita. Per respirare le sensazioni trasmesse da Bertolucci nel capolavoro “l’ultimo Imperatore. Una città nella città di forma rettangolare lunga 1 chilometro che comprende 980 stanze. Il cui accesso era rigorosamente riservato ai dignitari di Corte. Si entra dall’imponente piazza Tienanmen, la più grande del mondo resa famosa dalle proteste del 1989. Con la celebre foto dell’uomo cinese che ferma i carrarmati col suo corpo.

Sulla porta della Pace Celeste troneggia un immenso ritratto di Mao Tse Tung, venerato ancora come “padre della Patria”. Dal cortile centrale del palazzo della Suprema Armonia si accede poi in cascata all’intero complesso, visitato ogni anno da 13 milioni di persone. Da qui in poi sarà solo lo stupore e la magnificenza delle stanza a tenervi compagnia. Alle sera è consigliato un giro al night-market della centrale Wangfujing. Sulle migliaia di bancarelle illuminate da tradizione da lampadine, si compra di tutto. Abbigliamento, prodotti hitech, artigianato e cianfrusaglie di ogni genere. Gli occidentali qui li chiamano “dàbizì” equivalente a “uomini dal grande naso”. Ricordate di contrattare sul prezzo i commercianti cinesi sono molto furbi.

La scheda - Pechino e la Grande Muraglia
Dove siamo: la Grande Muraglia si trova a un centinaio di chilometri a Nord di Pechino, tra i vari accessi è consigliato quello meno affollato di Muntianyau. La salita con seggiovia costa circa 12 euro, in alternativa vi aspettano almeno 6 ore di camminata in montagna

Come arrivarci: Pechino è ben servita da diverse compagnie aeree e sul web si trovano voli vantaggiosi. In questo periodo ad esempio con Air China il volo diretto da Milano costa 790 euro, Alitalia con uno stop negli Emirati 598 euro, mentre con Air France facendo scalo a Parigi la cifra scende a 560 euro

Prodotti tipici: da visitare i night market nella centrale Wangfujing. Un vero Eldorado per lo shopping: abbigliamento, hitech, oggettistica e artigianato vario. Qui si trovano cineserie doc, i prezzi sono buoni basta chiudere un occhio sulla qualità

I piatti da non perdere: da non perdere lo street food di cui i cinesi vanno ghiotti, cibi freschi ed economici: noodles in brodo con verdure e carne, i gustosi ravioli al vapore venduti in vaschette da quattro. E poi l’imperdibile anatra laccata, da mangiare a piccoli pezzi avvolta in una piadina di riso.

Articolo e Fotogallery di Corriere.it Expo

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