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L'Economia del Corriere Milano 11 settembre

Elementi di logica, scrittura dei codici informatici e conoscenza di semplici sistemi software. Questi i mattoncini digitali che a vario livello si stanno introducendo nelle scuole per fornire gli strumenti “basici” dell’informatica. E così #labuonascuola renziana sfornerà generazioni di studenti programmatori? Non è detto. Ma la svolta in atto porterà i ragazzi, oggi sui banchi, verso il cosiddetto “pensiero computazionale”. Una nuova lingua, trasversale alle materie di studio, per prepararli a risolvere i problemi del futuro. Non solo scolastici. Il presidente Barack Obama prima della fine del suo mandato, a questo proposito ebbe modo di dire: «E’ necessario che tutti gli studenti, dall’asilo al liceo, acquisiscano le competenze di pensiero computazionale necessarie per essere creatori e non semplici consumatori dell’economia digitale».

Su questo terreno il nostro Paese si è mosso da tre anni con il progetto “Programma il futuro”. Messo in atto dal Miur (ministero dell’Istruzione) in collaborazione con gli esperti del Cini (Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica). «Con l’obiettivo di introdurre sui banchi di scuola la cultura informatica - spiega Enrico Nardelli di Roma Tor Vergata - con numeri più che incoraggianti per il nostro Paese, visto che lo scorso anno oltre 1,6 milioni di studenti hanno partecipato ai corsi». Con 26 mila insegnati impegnati nelle sessioni in aula per un totale di 83 mila classi coinvolte. E quest’anno, il quarto consecutivo, si riparte. Lo strumento di lavoro si chiama coding. Un metodo di programmazione visuale che parte da zero e fa uso di istruzioni “base” da impartire sullo schermo di Pc e tablet.

Siamo a metà strada tra un videogame e comandi con semplici nozioni di logica. La grafica, molto spartana, ricorda personaggi e ambienti del gioco Minecraft di Microsoft (sponsor di Cod.org). Ma anche episodi di Guerre Stellari, Flappy Bird e Frozen. Questa scelta agevola i ragazzi che hanno di fronte un ambiente di lavoro noto. Uno strumento per sviluppare cognizioni informatiche già dalla tenera età (anche prescolare). Oltre alla conoscenza diffusa della cultura informatica il coding potrà fare emergere i talenti in grado di sviluppare app e software complessi.

Va osservato che i costi da parte del Ministero dell’Istruzione per l’iniziativa restano contenuti. Perché, una volta individuate le aule di informatica, ormai presenti nelle scuole, per la docenza si utilizzano professori interni. Spesso supportati da tutor esterni di aziende del settore informatico. E’ questo il caso della multinazionale CA Technologies. Partita fino dall’inizio con un programma di “responsabilità d’impresa” dove il 25% dei dipendenti hanno messo a disposizione su base volontaria parte delle ore lavorative (fino a 5 giorni pagati dall’azienda) per entrare in aula a fianco dei prof. Come a Milano nell’Istituto Comprensivo di Basiglio, per la formazione di 7 classi elementari quarte e quinte.

«Invece al liceo scientifico Plinio Seniore di Roma - spiega l’amministratore delegato Michele Lamartina - le ore di coding sono servite agli studenti da portare come credito formativo nell’alternanza scuola-lavoro». Due i nodi ancora da sciogliere per il Miur. Il fatto che la “computer science” rimanga un percorso facoltativo, senza diventare materia obbligatoria, come invece accade in Usa e Gran Bretagna. E poi l’eterno problema della formazione docenti che per ora operano a titolo volontario e senza incentivi economici.

CHE COS'E'
Il coding è un free-software (gratuito) sviluppato da Code.org. Un’associazione no profit americana di Seattle. Gli Usa sono stati i primi ad adottarlo nel 2013 con l’inserimento di percorsi formativi per bambini da 4 anni in su. Oggi nel mondo oltre 200 milioni gli studenti programmano con diverse versioni di coding. Nel nostro Paese è stato inserito dal Miur-Cini nel progetto “Programma il futuro”. Oltre 1,6 milioni di studenti italiani già lo usano.

twitter @utorelli








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