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L'Economia del Corriere - Milano 20 marzo 2017

Collaboratori domestici, cuochi e intrattenitori. Saranno questi gli automi che si ritaglieranno un posto nelle nostre case. Possono contare sull’intelligenza neurale di Watson di Ibm, che ha battuto il test di Touring. O quella di Google Now, come fossero cellulari muniti di braccia e ruote, forniti di comandi vocali. La Commissione Europea Horizon 2020 lo ha capito da tempo, indicando il 2017 come anno della robotica. Per questo ha selezionato 17 nuovi progetti, da finanziare con cifre tra 2 e 8 milioni di euro ciascuno. L’obiettivo? Dare vita a piattaforme informatiche cognitive e sistemi robotizzati per migliorare la qualità della nostra vita.

E c’è una buona notizia per il Belpaese. Cinque tra i progetti a elevato contenuto hitech sono made in Italy. Fra i selezionati CyberLeg, un esoscheletro con gambe bioniche, sviluppato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Consente a chi ha perso l’uso degli arti di riprendere a camminare in modo autonomo. Andy è invece il nuovo robot dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit). Si è classificato primo tra 75, ottenendo un finanziamento di 4 milioni di euro. Provvisto di ruote coadiuverà gli umani in lavori ripetitivi. E’ invece ideato dall’Università di Milano, il sistema MoveCare, un assistente robotico domestico per aiutare le persone anziane e monitorarne lo stato di salute. Refills, il robot magazziniere, sarà capace di gestire ordini e aiutare i commessi in negozio.

Una cosa è certa. Non saremmo arrivati a questo livello di evoluzione tecnologica, se prima non fossimo passati dagli automi meccanici, ideati per la prima volta dagli antichi greci. Fino ad arrivare ai primi modelli elettronici del XX secolo. Passando anche dai robot giocattolo destinati a farci compagnia. Le cui economie di scala hanno permesso di portare al grande pubblico una tecnologia altrimenti troppo costosa. Proprio di questi ultimi si occupa la mostra «Io, Robotto» da poco inaugurata a Palazzo Alberti Poja di Rovereto (aperta fino al 27 agosto). A fianco del Mart. Una collezione di oltre 90 robot da compagnia, volta a raccontare la storia di queste macchine fantastiche. Un ponte tra passato e futuro che trova dimora e contrasto tra le volte del settecentesco palazzo trentino. A dirlo è Massimo Triulzi collaboratore storico del Corriere della Sera, nonché esperto di robot e curatore della mostra.
Tra i modelli esposti spicca C3-PO il droide fedele riproduzione della prima trilogia di Guerre Stellari, con articolazioni meccaniche.

E poi un raro esemplare ispirato a Wall-E della Pixar, lo spazzino spaziale protagonista del grande schermo. Si muove sui cingoli grazie a 10 motori, trasmette e riceve informazioni tramite segnali a infrarosso. Fino ad arrivare a Nao, il più complesso e sofisticato androide acquistabile da un privato cittadino. Sviluppato dalla Aldebaran Robotics, nata da una costola dell’Università di Parigi, è munito di riconoscimento vocale e intelligenza artificiale. Individua gesti e volti umani. Ed ha la capacità di muoversi con 25 gradi di libertà. Intanto la Commissione Europea sta valutando la “robo-etica”. Figura tra i programmi 2017. Una nuova disciplina col compito di tutelare i diritti dei robot e i loro rapporti con l’uomo. Siamo forse ai primi passi della nascita di un sindacato androidi?

twitter @utorelli









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