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Il disco olografico Hvd
marzo 2008 ↓ scarica pdf archivio >>

Tutti ci siamo chiesti che tipo di tecnologia nascondesse il disco Blu Ray della cordata Sony & Co che nei giorni scorsi ha vinto la battaglia contro Toshiba e Microsoft. Imponendosi come standard per memorizzare e riprodurre filmati in alta definizione (Hd). Così, gli utenti che possiedono un lettore Hd o PlayStation 3, possono già beneficiare sul televisore di casa (purchè predisposto all’Hd) di un’elevata qualità audio video. Ma il formato Blu Ray interessa anche per l’enorme quantità di byte capace di archiviare su un singolo supporto ottico: da 25 a 50 GigaByte di dati. Una memoria disponibile fino a pochi anni fa solo su hard disk. Eppure la corsa non è finita, perché all’orizzonte si profilano dischi 150 volte più capienti.

Tutto è iniziato negli anni ’80. Quando fecero la comparsa sul mercato i primi compact-disc. Dischi ottici da 5 pollici (12 centimetri) con capienza fino a 750 MegaByte. In grado di contenere i dati di oltre 500 floppy disk. Una vera rivoluzione per quei tempi. Così il CdRom consentì di immagazzinare informazioni multimediali, in cui il semplice file di testo veniva abbinato a fotografie e suoni. Dopo un decennio è stata la volta della conversione dei film. Dalle cassette analogiche Vhs, al formato digitale, grazie alla nascita dei Dvd. Dischi con scrittura a raggio laser capaci di memorizzare 5 GigaByte di informazioni, equivalenti a un film di 2 ore in media risoluzione. Una qualità decisamente superiore al Vhs.

Adesso siamo entrati nell’era dell’alta definizione. Quella appunto del Blu Ray. La tecnologia prende il nome dal raggio laser a luce blu che incide verticalmente i due strati (layer) di un polimero trasparente, il cui spessore è meno di un decimo di millimetro. In questo modo durante la fase di scrittura, il raggio genera gli elementi fondamentali 0/1 che vanno a formare i singoli bit dell’informazione. Ripetendo milioni di volte il procedimento si ottengono file digitali. Con una capacità massima di 25 GigaByte per ogni singolo strato. Equivalenti di fatto a un film in alta risoluzione da 120 minuti. Il sistema Blu Ray consente di incrementare ulteriormente la capacità, a patto però di aumentare il numero di strati. Sony ha realizzato prototipi a 8 layer da 200 GigaByte. Questo per ora rimane un tetto invalicabile. Dovuto alle limitazioni fisiche del raggio laser di penetrare più strati senza creare effetti di diffrazione delle luce.

Ecco perché i produttori di supporti ottici stanno progettano i primi dischi Hvd (Holographic versatile disk). Come nel centro di ricerca Ibm di Almaden in California. Il principio fisico di funzionamento di un Hvd è differente. Perché in un disco olografico ad agire sono due laser. Uno verticale e uno orizzontale. «Semplificando il processo possiamo dire che nelle coordinate d’incontro, sotto la superficie del disco - afferma John Hoffnagle, ricercatore Ibm – si genera il bit di informazione». Col risultato di ottenere una maggiore densità di memorizzazione, fino a creare dischi da 3,9 TeraByte (migliaia di miliardi di Byte).

Un valore impressionante, 800 volte superiore a quello di un comune Dvd. «Tuttavia prima che gli Hvd arrivino in casa del consumatore dovranno passare almeno 4-5 anni – afferma Michele Banfo esperto di storage in Imation Italia - perché bisogna risolvere il problema di lettura dei dati archiviati». Anche l’americana Inphase, aziende impegnate nella ricerca, spiega che per aprire e mandare in esecuzioni file dalle dimensioni di un Hvd, con gli attuali processori e memorie Ram occorrono parecchi minuti. Un tempo lontano dalle attuali velocità del Blu Ray.








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